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Siti e associazioni italiane contro la pena di morte

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-- Coalit - Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte
-- Comunità di Sant'Egidio
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Articolo

Il divario digitale è anche una questione ''di testa''?
( Claudio Gherardini )
[i]Se la distanza tra occidente sviluppato (più Giappone e poco altro) e i paesi cosiddetti in via di sviluppo, in materia di comunicazione tecnologica, è enorme e chiaramente motivata, più complesso è capire quanto l'Europa sia davvero aperta alla comprensione delle potenzialità offerte dalla più clamorosa tra le realizzazioni tecnologiche moderne, cioé Internet, la Grande Rete e la sua sorella inseparabile, la Posta Elettronica. Davvero l'Europa ha capito e si é connessa in modo considerevole? Quante sono le aziende che hanno un sito web che sia qualcosa di più di una brochure, di un pieghevole demodé? Quanti di noi sanno come utilizzare la Rete per accrescere le proprie potenzialità? Certo che i servizi on line sono ormai parecchi e chi scrive acquista in Rete, regolarmente, presso assicurazioni e compagnie telefoniche, fornitori di abbigliamento e compagnie aeree oltre a pagare tasse varie senza la famosa fila alle poste. Ma l'impressione é che siamo ancora lontani da prendere e comprendere le potenzialità che internet offre. Il rischio è che, anziché includere, come è possibile e auspicabile, la Rete, escluda. In ambito commerciale, lo stesso prodotto potrebbe essere venduto meglio ma non dal produttore originario, bensì da colui che sa come venderlo e lo produce altrove. Ecco allora che il divario digitale diviene discriminante economica e esclusore, per esempio dei piccoli operatori. Il famoso spot dove la contadina russa vantava di vendere i suoi ortaggi in Canada tramite Internet, si rivelerebbe una beffa, sarebbe capovolto. Il grossista di ortaggi digitalizzato venderebbe alla contadina prodotti canadesi acquistati via Internet. Il risultato lo si immagina facilmente. Esempi più vicini a noi sono facili da elencare. La crisi delle compagnie aeree tradizionali e delle piccole agenzie assicurative tanto per farne due di diversa ampiezza. Chi "nasce" per operare tramite la Rete tende a battere chi opera da anni con i vecchi sistemi. Se l'Europa è in mezzo al guado ancora di più lo è l'Italia. Se i siti non aggiornati e non utlizzati, "morti", si sprecano, da noi esiste anche il divario generazionale e persino ideologico. Il crinale tra il cittadino ormai collegato che trasmette e riceve informazioni e servizi e quello che ne è escluso forse potrebbe individuarsi secondo il parametro dell'età e della posizione sociale ed economica. Classici parametri di tutti di divari che separano "ricchi e poveri", "ceti dominanti e ceti esclusi". La comprensione di quanto sia esteso questo divario la si ha guardando gli studenti (densità dei terminali nelle scuole - possesso di un PC a casa propria), ma a volte viene da pensare che i due mondi siano ormai lontani, come nel caso di una campagna promozionale in corso a Firenze, dove per reperire muratori (che sembra scarseggino) si è arrivati a fare giochi on line. Può anche darsi che vi siano potenziali muratori tra i disoccupati magari laureati con il PC a casa ma forse sono una minoranza. Allora viene da pensare che chi vive ormai costantemente on-line non si renda conto di quanti siano coloro che ne sono esclusi o che al massimo accedono all'indirizzo email dell'amico più fortunato. Quale sia l'età di mezzo dove l'italiano si trova a salire sulla Rete oppure a rimanere "a piedi" non è facile da comprendere. I dato suill'acquisto dei terminali per uso casalingo sono ottimisti ma in famiglia saranno forse i figli a farne uso più dei genitori? Quanti amici cinquantenni abbiamo che magari fingono di saper navigare ma che in effetti non usufruiscono della Rete in modo efficace? Quanti sono ancora quelli che non vogliono sentir parlare della tecnologia per posizione ideologica (che magari è alibi per non voler capire)? Internet e la Posta Elettronica sembrano essere oggi in Italia uno dei pochi mezzi realmente potenti per allargare gli orizzonti mentali e anche economici dei singoli e degli operatori e imprenditori senza la mannaia del controllo politico che sovrasta molti dei mezzi di comunicazione. Una occasione imperdibile per qualità e perchè non è facile immaginarne altre a breve termine, gravissimo sarebbe che, al contrario, si confermasse come un altro mezzo di separazione e divario sociale lasciando "a piedi" chi non sa o non riesce a salirvi.[/i] cg [i][b]Qualche considerazione con cui partire:[/b][/i] Di "opportunità digitale" in opposizione a "barriera digitale" parla Yoshio Utsumi, Segretario generale dell'Unione Internazionale per le Telecomunicazioni (Itu). Se le nuove tecnologie, infatti, possono senza dubbio accrescere la disuguaglianza e l'ingiustizia sociale, sono anche uno strumento per abbatterle. I primi mezzi da mettere in campo sono tecnici: prima di tutto fornire servizi telefonici a tutti, estendere le tecnologie della comunicazione e dell'informatica. D'altra parte, il problema dell'accesso è al centro degli interventi dei rappresentanti dei vari Paesi. L'accesso si prefigura sempre di più come lo strumento imprescindibile per la partecipazione sociale, democratica, culturale. Mentre il ministro cinese conclude: "Nel mondo odierno il digitale divide si acuisce e non si restringe", anche Graham Stringer, Segretario parlamentare dell'Ufficio del Gabinetto del Regno Unito, ribadisce che i primi obiettivi da raggiungere sono l'uguaglianza dell'accesso e l'alfabetizzazione informatica: secondo il programma del governo Blair, entro il 2001 tutti i cittadini dovrebbero avere la possibilità di essere online. ([link href="http://www.mediamente.rai.it/docs/speciali/GlobalForum/010315_4.asp"]http://www.mediamente.rai.it/docs/speciali/GlobalForum/010315_4.asp[/link]) ------------------- Nei paesi del Sud, tuttavia, il problema assume una valenza molto più grave, ed è all'origine del cosiddetto "digital divide", l'impossibilità di accedere, da parte delle popolazioni più povere, alle risorse informatiche e, di conseguenza, ai benefici della società dell'informazione. Infatti, i grandi progetti internazionali varati dalle partnership aziende ­ governi si limitano, normalmente, a costruire il solo scheletro portante di una rete di telecomunicazioni, ossia le grandi dorsali. A beneficiarne sono, naturalmente, le grandi città, che le dorsali congiungono tra di loro e con le nazioni circostanti; ma le realtà rurali, quelle che dovrebbero essere servite dai collegamenti minori, rimangono tagliate fuori. L'accesso a Internet tramite la tecnologia wireless è, secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, uno degli strumenti più promettenti per ridurre il divario digitale tra i paesi ricchi e i paesi poveri. Nelle zone rurali propriamente dette, la densità dei servizi di telecomunicazione (chiamata ³teledensità²) è, in rapporto alle zone urbane, quasi dieci volte inferiore. Se, da una parte, si calcola che oltre il 70% della popolazione dei paesi in via di sviluppo viva nelle zone rurali, dall'altra più del 75% delle località rurali non hanno accesso alcuno alle telecomunicazioni, neppure ai servizi telefonici di base. Il dato più sorprendente è che l'accesso a Internet "senza fili" riguarderà meno gli utenti di Stati Uniti ed Europa che gli utenti del Sud del mondo. A giocare a favore della prospettiva di un utilizzo delle connessioni senza fili come canale alternativo nei paesi più poveri, ci sono i dati relativi all'esplosione della telefonia mobile proprio in questi paesi, con un autentico boom in Africa, dove la crescita ha conosciuto proporzioni impressionanti. In alcuni paesi il numero dei telefoni cellulari ha raggiunto o superato quello dei telefoni fissi: Botswana (50% del totale delle linee), Costa d¹Avorio (54%), Ruanda (50%), Sudafrica (49%) e Uganda (50%). [link href="http://www.nomad-village.it/testo_completo.asp?IDARTICOLO=524"]http://www.nomad-village.it/testo_completo.asp?IDARTICOLO=524[/link] [link href="http://www.istruzione.it/innovazione/stampa/stampa1203.shtml"]http://www.istruzione.it/innovazione/stampa/stampa1203.shtml[/link] -------------------------- È a livello personale che esplode il problema del digitale divide, quel divario che ci separa dai paesi più all'avanguardia. I due terzi della popolazione, denuncia il ministro, soffrono di 'analfabetismo informatico', una situazione 'insostenibile', perché "non possiamo rimanere indietro rispetto agli altri Paesi europei". Altrove il rapporto è 'inverso rispetto al nostro'; vanno coinvolte nella rivoluzione digitale le categorie più svantaggiate, come gli anziani e i disabili, ma in generale è tutta la popolazione che deve acquistare maggiore confidenza con le nuove tecnologie. "Perché ­ si è poi chiesto Stanca­ non usiamo di meno il telefonino, che pure è fondamentale per la vita di tutti i giorni ma di cui siamo un po' schiavi, e di più il Personal computer?". [link href="http://www.mrline.it/articoli/details.php?ID=224"]http://www.mrline.it/articoli/details.php?ID=224[/link]