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lavoro o schiavismo? Le mille strade per aggirare le leggi e trafficare in manodopera
( Claudio Gherardini )
Una storiella di "ordinario" traffico di mano d'opera ha coinvolto almeno 8 rumeni che pensavano di aver trovato finalmente un lavoro in Italia che procurasse dignità e un buon stipendio.
Una azienda italiana assume presso la propria sede di Bucarest 8 rumeni ai quali annuncia che saranno impiegati in una lavoro da manovali edili a Milano per due anni, alloggiati in un "residence".
Gli otto vengono assunti con un contratto rumeno con il quale li si ingaggia per un lavoro da svolgersi in Italia e viene fornito loro un regolare permesso di lavoro italiano per la durata di due anni secondo le legislazione italiana, con l'obbligo di applicare il relativo contratto di settore.
Immaginiamo che gli otto padri di famiglia, siano giunti, nel marzo dello scorso anno, pieni di speranza nel nostro paese dove invece li aspettava una serie sorprese poco piacevoli.
Con un subappalto i rumeni vengono inviati a Firenze dove si ritrovano a lavorare come metalmeccanici in un cantiere dove vengono alloggiati in due gruppi di quattro in due ristretti container senza finestre.
La storia emerge quando i compagni dei rumeni interpellano il sindacato denunciando che da due mesi gli otto non ricevono più il salario, pagato in LEU, la moneta rumena, presso le famiglie a Bucarest.
Il contratto rumeno, scritto anche in rumeno, che portano con sè, prevede uno stipendio di 4 (quattro) euro all'ora e reca scritto che, anche se il permesso di lavoro italiano è valido per due anni, il periodo di lavoro potrebbe essere anche di pochi mesi ripartiti nei 24 previsti. Il rinnovo dell'incarico sembra essere semetrale, ma senza garanzia alcuna.
Insomma il concetto è: siete a disposizione per due anni, ma non sapete dove, quando e quanto lavorerete e quando sarete pagati.
Gli otto, si ritrovano così alla periferia ovest di Firenze, in un cantiere gestito da un consorzio di aziende, per un salario che è la metà di quello minimo di regola in Italia, a vivere in una scatola di ferro 4 (che per altro tengono dignitosamente pulitissima e in ordine) ma senza poter difendere nemmeno questa loro posizione estrema di illegale legalità.
Il sindacato non sa che fare, il rischio primario è quello di un rimpatrio forzato e cioè la perdita anche di questo lavoro.
Una azienda italiana ha trovato il modo da far lavorare manodopera straniera in Italia, a costo dimezzato, senza impegni di tempo consistenti, sfruttando le regole che concedono il permesso di lavoro e infrangendole clamorosamente.
Ora per gli otto cittadini rumeni che sognavano un lavoro onesto in Italia la scelta si fa difficile. Non è difficile immaginare che per alcuni l'unica alternativa sia quella di "scomparire" dalla legalità e finire forse a farsi sfruttare per altre vie per poter continuare a far arrivare a casa uno stipendio a fine mese.
Forse non siamo di fronte al peggior caso di sfruttamento o traffico di mano d'opera ma certo, questo caso può essere un significativo esempio di quanto sta accadendo e la cosa non ci promette niente di buono per il futuro. cg
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