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Lavorare rende liberi?
( Claudio Gherardini )
[i]Lavorare rende liberi, stava scritto all'entrata dei campi di concentramento nazisti ed è a quella scritta che forse si ispirano anche i governanti della Birmania (vedi articolo relativo) che ancora utlizzano il lavoro forzato, in larga parte minorile, per i lavori pubblici statali e per gli utilizzi militari. Quello della Birmania è uno solo dei luoghi dove il lavoro viene interpretato come utilizzo forzato dei cittadini, delle persone, dei bambini. La percezione che si ha per esempio dell'utilizzo delle ragazze e ragazzi dell'Europa dell'est per la pornografia è di trovarsi di fronte a un fenomeno vastissimo e capillare. Come se per arrotondare i magri stipendi, le famiglie russe o ucraine, per fare due esempi, mettesero a disposizione dei fotografi i loro giovani figli, improvvisandoli modelli erotici.
Se il lavoro rende liberi, il ché è anche vero, spesso rende anche morti. Accanto a casa nostra come nei paesi dall'altro capo del mondo. I dati dell'articolo di Monica Moretti qui di seguito sono agghiaccianti.
Si stimano per difetto fino a due milioni di morti all'anno sul pianeta per incidenti sul lavoro. Millequattrocento in Italia su un milione di incidenti all'anno.
La spesa pubblica causata da questo flagello è altissima e questo, anche lasciando da parte la tragedia dal punto di vista umano, dovrebbe meritare un risalto ben maggiore al fenomeno, del quale invece l'opinione pubblica sembra non interessarsi più di tanto, escludendo ovviamente i sindacati (dove esistono) e le famiglie colpite.
I dati dicono che non solo le finanze pubbliche ma anche le imprese sono fortemente danneggiate, ma nonostante questo il fenomeno non sembra frenare, non si vedono azioni di contrasto sufficienti nemmeno nei paesi industrializzati dove la vita umana e le leggi dovrebbero essere più considerate.
Chi scrive non è un esperto di lavoro e nemmeno un esperto di alta finanza ma di fronte a una situazione così drammatica e di fronte a costi così elevati l'impegno profuso sembra davvero insufficiente. Il valore della vita umana è stracciato in tre quarti del pianeta, la morte sul lavoro è considerata un destino prevedibile per tante popolazioni. Grandi compagnie utilizzano lavoratori di zone depresse dove le leggi sono volatili sempre che ve ne siano.
La causa di questo sembra proprio essere ancora una volta il profitto senza scrupoli. E non si creda che questo riguardi altri, nel nostro piccolo anche in Italia ci diamo da fare per sfruttare al nero o al "grigio" per quanto possibile. E pensare che ora con la primavera stanno riprendendo gli sbarchi di disgraziati affamati che pensano di trovare una vita migliore. La selezione sarà durissima e per chi cerca lavoro le possibilità di trovarne uno "sano" sembrano proprio in diminuizione.
cg[/i]
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