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Siti e associazioni italiane contro la pena di morte

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-- Coalit - Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte
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Articolo

Stati Uniti: calano le condanne a morte e le esecuzioni
( Monica Moretti )
Negli Stati Uniti scende ai minimi storici il numero di condanne a morte comminate in via definitiva. L'ufficio statistico del ministero della Giustizia americano ha scoperto che nel 2003 solo 144 detenuti sono stati condannati a morte, contro una media che tra il 1994 e il 2000 era stata di 297 condanne. Alla fine del 2003 c'erano 3.374 detenuti nel braccio della morte negli Usa, 188 meno rispetto all'anno precedente. Si tratta delle cifre più basse da quando, nel 1976 fu reintrodotta la pena di morte. Anche le esecuzioni sono calate nel 2003, fermandosi a quota 65 contro le 71 dell'anno precedente. Nel 2004 sono state eseguite finora una sessantina di condanne e sette esecuzioni sono in programma prima della fine dell'anno. '[i]Il declino dei numeri [/i] - afferma Robin Maher, direttore del Death Penalty Representation Project dell'associazione degli avvocati - [i]indica probabilmente una perdita di fiducia nella correttezza e nell'affidabilità del sistema della pena capitale[/i]''. E' l'effetto della scoperta, documentata dagli esperti del Death Penalty Information Center, che 117 persone negli ultimi 30 anni sono state scagionate dopo essere state condannate a morte, in molti casi dopo essere arrivate a un passo dall'iniezione letale. Tra le possibili cause delle diminuzione delle condanne anche riflessioni innescate da gesti clamorosi come l'amnistia globale decisa nel 2003 dall'allora governatore dell'Illinois, [link href="http://www.squilibrio.it/index.php?idcontainer=259 "]George Ryan[/link], e da sentenze come quella della Corte suprema che ha vietato l'esecuzione ai ritardati mentali. In realtà c’è chi sostiene che gli stati stiano tutt'altro che frenando sulla pena di morte. Nessuno stato, ha sottolineato per esempio la Criminal Justice Legal Foundation della California, ha preso l'iniziativa nel 2003 di cancellare la pena di morte e due stati, il Texas e il Colorado, hanno invece aumentato i casi in cui la pena di morte è ammissibile. La Corte suprema ha deciso che la pena capitale non può essere decisa da un giudice unico, ma è affidata alle scelte delle giurie popolari e adesso ha all'esame alcuni casi che potrebbero fornire ulteriori restrizioni alle iniezioni letali. Molto dipenderà adesso dalle decisioni del presidente Bush, strenuo sostenitore della pena capitale. Tra i suoi poteri c’è infatti quello di nominare i giudici della Corte suprema. L’attuale presidente della Corte, l'ottantenne William Rehnquist, è gravemente malato di tumore alla tiroide e per questo motivo sull'orlo delle dimissioni. Gli analisti considerano che nei prossimi quattro anni Bush sarà in grado di rimodellare a suo piacere la Corte Suprema per almeno due o tre volte. A parte il caso di Rehnquist, otto dei nove giudici che compongono la Corte hanno più di 65 anni e la maggior parte di essi ha avuto seri problemi di salute negli ultimi tempi. Lo stesso potrebbe accadere per decine di giudici delle corti federali. La nomina di uno o più giudici supremi favorevoli alla pena di morte potrebbe adesso determinare un inasprimento nell'applicazione della condanna. Vedi anche [link href="http://www.squilibrio.it/index.php?idcontainer=583"]Pena di morte: calano i favorevoli negli Stati Uniti[/link]