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Articolo

La Bosnia sono sempre tre. E i Balcani quanti sono?
( Claudio Gherardini )
Dopo quasi dieci anni dalla fine del conflitto che ha dissolto la Jugoslavia le tensioni "ambientali" tenute accese dai nazionalismi colorati di confessioni religiose, o, a scelta, dalle confessioni religiose colorate di nazionalismo, non accennano a attenuarsi. Essere bosniaci significa ormai poco per cattolici e ortodossi e per i musulmani sembra sempre più una questione islamica e poco europea. Il resto dei Balcani non sta molto meglio. Volando sopra i cieli da Zagabria sino a Skopje non si trovano comunque molti motivi di ottimismo se non nei discorsi dei politici europei - ultimo in questi giorni, [link href="http://www.agi.it/english/news.pl?doc=200502252017-1249-RT1-CRO-0-NF10,NF11&page=0&id=agionline-eng.oggitalia"]Gianfranco Fini [/link] -, che capitano a dare un'occhiata per vedere se la calma è sufficiente per fare affari in attesa che prima o, più probabilmente poi, anche l'Europa del Sud Est divenga parte dell'Unione Europea. Si va avanti a colpi di ultimatum. Europa e Tribunale per i crimini di guerra de L'Aja contro i governi di Zagabria (Croazia), Belgrado (Serbia), Banja Luka (Repubblica Srpska - anche se non esiste uno stato serbobosniaco ma solo una "entità" serba dello Stato di Bosnia Erzegovina ­ una delle invenzioni folli della pace di Dayton). Se i Croati vogliono iniziare davvero la loro entrata nella UE devono consegnare alla Giudice Carla del Ponte il ricercato, Generale Ante Gotovina entro il 17 marzo 2005. Ma i Croati, secondo sondaggi, sono in maggioranza relativa contrari a consegnare il loro eroe, accusato di crimini di guerra contro civili inermi nel 1995, e sono anche in buona parte molto scettici sulla voglia di entrare nella UE. [link href="http://www.euractiv.com/Article?tcmuri=tcm:29-135912-16&type=News"]http://www.euractiv.com/Article?tcmuri=tcm:29-135912-16&type=News[/link] - [link href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3927/1/51/"]http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3927/1/51/[/link] Belgrado, con il suo presidente Kostunica, è accusata di non collaborare abbastanza per rintracciare Radovan Karadzic e Ratko Mladic, i due serbo bosniaci che da dieci anni stanno menando per il naso, prima l'ONU, poi la NATO e ora la neonata EUFOR. Accusati di massacri mostruosi, i due vivono a cavallo tra Serbia e Republika Srpska e sono considerati dalla maggioranza dei Serbi, eroi indimenticabili. Carla del Ponte infatti non manca di accusare la NATO di inettitudine e Kostunica di boicottare gli accordi collaborazione. Assieme ai due ricercati più famosi ce ne sono altri 20 da consegnare dalle aree di Serbia-Montenegro e Serbobosnia. [link href="http://www.eubusiness.com/afp/050224153433.cbpaft32"]http://www.eubusiness.com/afp/050224153433.cbpaft32[/link] [link href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3916/1/51/"]http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3916/1/51/[/link] Arriviamo dentro la Bosnia, con due parlamenti, tre eserciti, due polizie e mezzo. L'unico Paese dove puoi riconoscere la religione di un cittadino dal prefisso del telefonino cellulare. (061 bosniacchi/musulmani ­ 065 ortodossi 063 cattolici ­ salvo eccezioni di chi vive in aree dove la sua religione è minoranza e allora almeno per convenienza deve prendere la compagnia della religione al potere locale). L'Alto Rappresentante ONU per il rispetto degli accordi di Dayton attuale è Patti Ashdown, un irlandese, che dovrebbe pertanto saperne il giusto di guerre difficili. Da anni sta minacciando la Entità serbo bosniaca (Republika Srpska) di sanzioni per non essere riuscita, in nove anni, a rispettare nessun accordo in materia di ricercati criminali di guerra e in altri campi facenti parte degli accordi di pace. Le sue ultime dichiarazioni sono pessimiste. Qui l'ultimatum è informale ma in aprile la NATO riesaminerà l'inclusione della Bosnia nel programma di Partnership per la pace. Ashdown ha affermato che se l'entità Serbo bosniaca non collaborerà, la Bosnia tutta perderà una opportunità che potrebbe non riproporsi. [link href="http://www.ekathimerini.com/4dcgi/news/world_%26xml/%26aspKath/world.asp%3Ffdate%3D26/02/2005"]http://www.ekathimerini.com/4dcgi/news/world_%26xml/%26aspKath/world.asp%3Ffdate%3D26/02/2005[/link] Lo scontro tra Ashdown e i Serbobosniaci è forte anche per la rchiesta ormai pressante di creare una polizia unica per tutta la Bosnia, condizione necessaria per l'avvicinamento all'UE, oltre che per rendere meno grottesca la situazione di un solo Stato dove si ragiona come se ne esistessero almeno due. Su questo panorama sconfortante si vanno a aggiungere questioni pesanti come il ritorno dei profughi e degli sfollati. Un groviglio di sofferenza che attanaglia tutti gli Stati ex-yugoslavi e che si tinge di tragica beffa in Croazia dove congreghe di truffatori hanno in pratica venduto le case dei Serbi fuggiti ai quali lo Stato Croato deve poter garantire il ritorno. [link href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3839/1/150/ "]http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3839/1/150/ [/link] [link href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3891/1/44/"]http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3891/1/44/[/link] Ciliegina finale è la vicenda che vede il regista Emir Kusturica chiedere 100.000 euro di danni morali al settimanale montenegrino Monitor. Monitor, che non è un foglio scandalistico ma una testata culturale, ha semplicemente scritto che il grande regista balcanico, nato a Sarajevo da famiglia musulmana, e che ora si dichiara ortodosso per cultura, nei primi anni del conflitto aveva appoggiato Slobodan Milosevic. Monitor ha ritenuto di dover denunciare sulle sue pagine le dichiarazioni rilasciate in Francia da Kusturica secondo il quale nella guerra balcanica non ci sarebbero aggressori e aggrediti, concetto che ha ben chiarito nel presentare il suo ultimo film. [link href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3935/1/47/"]http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3935/1/47/[/link] In effetti questa posizione, tra le numerose nazionalità e fazioni è sostenuta dai soli nazionalisti Serbi e da coloro che li appoggiano ed è facilmente smentibile se non si è revisionisti. La storia del conflitto degli anni 90 è infatti ben rintracciabile e ricostruibile inclusi preparativi partiti con la morte di Josip Broz Tito nel 1980. Se è vero che gli ultranazionalisti hanno avuto un ruolo determinante in tutte la parti in conflitto, non può invece essere vero, e non lo è, che non vi siano stati aggressori e aggrediti. I bombardamenti di Dubrovnik, Vukovar, Zara, e poi di Sarajevo non si potevano fare con i kalasnikov croati o musulmani, serviva la armata popolare jugoslava, caro Kusturica, che era controllata da Milosevic e poi, in Bosnia, da Karadzic. Purtroppo i disgraziati bombardamenti della NATO sui Belgrado, molto dopo la fine della guerra in Bosnia, hanno dato fiato a chi considera ancora oggi Milosevic una vittima, quando invece si tratta di un politico abile che ha trascinato un popolo all'isolamento e alla sconfitta nonostante, che negli anni 80, fosse amico di americani, francesi, greci e italiani, come Fini, Bertinotti, Cossutta, Agnelli, e poi persino Bossi. Così oggi il panorama è deprimente. Nel dopoguerra tutti i politici balcanici, rifinanziati dall'occidente in nome della pace, hanno fatto di tutto per tenere vivo il nazionalismo, gli occidentali ricordano solo che la NATO a bombardato Belgrado e ci si può permettere di dire tutto e il contrario di tutto alla faccia di migliaia di vittime. Persino l'Italia è rientrata in conflitto sulla storia tragica delle foibe che ha riesumato vicende mai chiarite del tutto e dove molte sono le coscienze sporche. Ma il segnale peggiore forse è quello che ho raccolto di persona. Dopo decine e decine di viaggi a Banja Luka, Sarajevo, Tuzla, Mostar i miei ormai "vecchi" amici, serbi, croati, musulmani, misti, hanno ricominciato a essere nervosi, hanno perso la poca speranza nel dopoguerra, parlano di come tutti si odino da quelle parti e soprattutto non pensano ad una Bosnia ma alla propria parte di Bosnia. Per i Serbi di Banja Luka pensare che la capitale sia Sarajevo desta incredulità e così i cattolici non desistono da voler una propria fetta di territorio in nome della difesa della loro identità, per non parlare di Mostar dove la situazione psicologica è possibilmente peggiore. L'occidente ha da offrire le proprie organizzazioni da molti contestate, come la NATO, o criticate come la UE e prima o poi i Balcani dovranno farne parte, ma la cosa potrebbe rivelarsi molto più complessa di quanto si spera. Tra qualche anno dalla Bosnia saranno fuggiti anche gli ultimi in grado di farlo e il divario tra popolo misero e leadership assetata di privilegi sarà ancora più forte. Quale sarà la Bosnia che entrerà in Europa? Quale la Serbia? E non abbiamo parlato del Kosovo, che doveva essere il primo focolaio del dopo Tito e sarà l¹ultimo a spegnersi. Claudio Gherardini