Il ripristino della pena da parte del fascismo e l’abolizione nel dopoguerra ( Valentina Piattelli ) Il ripristino della pena capitale da parte del fascismo nel 1926 richiese una preparazione dell\'opinione pubblica che cominciò negli anni precedenti. Una preparazione che va inquadrata nel progetto fascista di creare una legislazione che abbattesse i residui dello stato liberale ed istituisse uno Stato di polizia totalitario. La persona che realizzò tecnicamente questa legislazione fu il giurista Alfredo Rocco, esponente dell\'ala nazionalista e reazionaria del fascismo. Compito di Rocco fu quello ‘legalizzare’ la persecuzione degli oppositori al nuovo regime.
La persona che realizzò tecnicamente questa legislazione fu il giurista Alfredo Rocco Esponente dell\\\'ala nazionalista e reazionaria del fascismo, Alfredo Rocco ebbe il compito di ‘legalizzare’ la persecuzione degli oppositori al nuovo regime.
I 4 attentati che ci furono in quegli anni servirono a caricare l\\\'opinione pubblica attraverso una stampa compiacente.
Le discussioni alla Camera e al Senato, seppure animate, avvennero mentre ormai lo stato democratico aveva cessato di esistere.
Nel 1941 venne pubblicata una relazione del Guardiasiglli sull\\\'attività repressiva in genere e la pena di morte in particolare che fornisce dati interessanti sull\\\'applicazione reale della pena di morte da parte del fascismo.
L\\\'ultima esecuzione del 1947 e l\\\'abolizione della pena di morte fu decretata dalla Costituente e il carattere abolizionista dell\\\'Italia sancito nella Costituzione all\\\'Articolo 27