Michel Eyquem de Montaigne

«Tutto quello che va al di là della semplice morte mi sembra pura crudeltà» 

 

Nel XVI secolo non si era ancora sviluppata una sensibilità contraria alla pena di morte; si possono però ravvisarne i germi in un’aggiunta del 1582 al Cap. XII dei Saggi, intitolato «La Crudeltà», dove Montaigne per primo arriva, se non ad auspicare la pena di morte, almeno ad invocarne le sofferenze e i tormenti inutili.

 

«lo sento una profondissima compassione per le afflizioni altrui, e piangerei facilmente per compagnia se sapessi piangere per un motivo qualsiasi. Non c’ è cosa che susciti le mie lacrime come le lacrime, non soltanto vere, ma comunque siano, o finte o dipinte. I morti, non li compiango affatto, e piuttosto li invidierei: ma compiango moltissimo i morenti. Non mi offendono tanto i selvaggi che arrostiscono e mangiano i corpi dei morti, quanto quelli che li tormentano e li perseguitano quando sono vivi. Anche le esecuzioni della giustizia, per giuste che siano, non posso guardarle con sguardo fermo... Anche nella giustizia, tutto quello che va al di là della semplice morte mi sembra pura crudeltà, e specialmente per noi che dovremmo aver cura di inviare in buono stato le anime nell’ altro mondo; cosa che non può essere, se sono state agitate e messe alla disperazione da tormenti insopportabili. Nei giorni scorsi un soldato prigioniero, avendo scorto da una torre nella quale era che, nella piazza, alcuni carpentieri cominciavano a montare le loro impalcature, e il popolo a radunarsi, penso che lo si facesse per lui, e preso dalla disperazione non avendo altro per uccidersi, afferrò un vecchio chiodo dl carretta arrugginito che il caso gli mise davanti, e si diede due grandi colpi vicino alla gola; e vedendo che non aveva potuto cosi spezzare la propria vita, se ne dette un altro subito dopo nel ventre, per cui cadde svenuto. E in questo stato lo trovo il primo dei carcerieri che entro per vederlo. Lo fecero rinvenire; e per utilizzare il tempo prima che gli venisse meno, si fece leggere sul momento la sua condanna, che era di aver tagliata la testa, per la quale egli si rallegrò infinitamente e accettò di prendere un po' di vino che prima aveva rifiutato; e, ringraziando i giudici della mitezza insperata della loro sentenza, disse che quella deliberazione di uccidersi era nata in lui per l'orrore di qualche supplizio più crudele, il timore del quale gli era aumentato a causa di quei preparativi... Consiglierei che questi esempi di severità, con i quali si vuol far stare il popolo a segno. si effettuassero sui cadaveri dei criminali: il vederli, infatti, privi di sepoltura, il vederli bollire e squartare, colpirebbe il volgo quasi quanto le pene che si fanno subire ai vivi, benché in realtà si sa poco o niente ... Mi trovai un giorno a Roma nel momento in cui si giustiziava Catena, un famoso ladro. Fu strangolato senza alcuna commozione degli astanti; ma quando si cominciò a squartarlo, il boia non dava un colpo che il popolo non accompagnasse con un grido lamentoso e con una esclamazione, come se ognuno avesse prestato il proprio sentimento a quella carogna. Bisogna compiere questi eccessi inumani contro la scorza, non contro il vivo. Così in un certo modo simile, Artaserse mitigo la durezza del!e antiche leggi di Persia, ordinando che i signori che avevano mancato alla loro dignità, invece di essere fustigati come era l'uso, fossero spogliati, e i loro vestiti fossero fustigati in luogo di essi; e, invece di strappare loro i capelli, si togliesse loro soltanto l'alto cappello, Gli Egizi, tanto devoti, ritenevano di soddisfare la giustizia divina sacrificandole dei porcelli in effigie e dipinti; invenzione ardita, il voler pagare in pittura e in apparenza Dio, sostanza cosi essenziale. lo vivo in un tempo in cui noi abbondiamo in esempi incredibili di questo vizio, per la sfrenatezza delle nostre guerre civili; e nelle storie antiche non si vede nulla di più eccessivo di quello di cui facciamo prova ogni giorno. A fatica potevo persuadermi, prima di averlo veduto, che si trovassero anime cosi mostruose che per il solo piacere dell'assassinio, volessero commetterlo; tagliare a pezzi le membra altrui e dilaniarle, aguzzare il proprio cervello per inventare tormenti inusitati e morti nuove, senza odio, senza profitto, e per questo solo scopo, di godere del piacevole spettacolo dei gesti e dei movimenti miserevoli, dei gemiti e delle voci lamentose di un uomo che muore fra gli strazi. Poiché questo è l'estremo limite che la crudeltà possa toccare...».